Un racconto astronomico, un’esperienza personale

La nostra amica Giovanna di Torino ha partecipato al 1° Premio Internazionale dedicato a Ugo Ercolani, scrittore genovese scomparso nel 2006, riservato alle opere narrative brevi a sfondo astronomico.
Pubblichiamo con piacere il suo racconto.


Franco

di Giovanna Ranotto

Posso ben a diritto considerarlo il mio maestro, colui che mi ha iniziato seriamente all’astronomia.
Vi starete domandando di chi si tratta… l’avete indovinato? Vi arrendete? Va bè, ve lo dico io allora, ma solo per questa volta: è Franco, un signore che nonostante i suoi 70 anni (almeno, questi sono quelli che gli attribuisco: non conosco la sua età con esattezza!) osserva ancora il cielo con lo stesso entusiasmo di quando ha iniziato, più o meno mezzo secolo fa.

E il suo entusiasmo per l’astronomia è riuscito a trasmettermelo interamente: eh sì, mi sa che da grande farò anche io la visualista pura: quelli, tanto per intenderci, che sono disposti a cavarsi di occhi pur di riuscire a scorgere quella piccola galassietta di tredicesima magnitudine che solo loro vedono, mentre gli altri regolarmente non vedono un fico secco, un accidenti, niente di niente manco se si sono scolati intere damigiane di succo di mirtillo.

Ebbene, l’avrete capito ora: soltanto un astrofilo, il suo telescopio, un bel cielo…e basta! Per me è questa l’essenza dell’osservazione astronomica, non serve altro:

non il PC: accidenti a ‘sto schermo, che luce che fa…troppa!

non il CCD: che strano, ho seguito la procedura di puntamento computerizzato in ogni fase ma non vedo nulla sullo schermo…aaahh, ecco perchè: ho dimenticato di togliere il tappo al telescopio!

non il GO-TO: ma in quale costellazione si trova la  M 57?!?

non le batterie: che puntualmente si scaricano oppure vengono scambiate per palloni da calcio, quelle grosse da macchina specialmente, quando la gente vi inciampa perchè al buio non riesce a vederle. E allora…apriti cielo! Battete in ritirata finchè potete, perchè a breve le ire dell’astrofotografo di turno si scateneranno contro di voi, voi che gli avete rovinato le riprese di quella nebulosa di ventesima magnitudine attorno a quella stellina semisconosciuta ai più e che ora dispera di ritrovare, dopo averla cercata per 25 anni…

Ricordo una fantastica serata osservativa, risalente alla seconda metà di agosto dello scorso anno.

Dopo un avventuroso viaggio in treno da Torino a Sanremo ho incontrato Franco, Stefano ed altri astrofili vicino alla stazione. Da lì siamo saliti sul Colle Melosa, una località sopra Sanremo e Arma di Taggia. Dopo la cena presso il vicino rifugio, Franco monta uno dei suoi telescopi, un Meade SC da 20 cm di apertura: prima il treppiede, poi la montatura a forcella, infine le ottiche. E io lo osservo con impazienza, non vedo l’ora di cominciare ad osservare: quali galassie, quali nebulose planetarie, quali ammassi insomma quali meraviglie appariranno nell’oculare?

E intanto alzo lo sguardo: il cielo è limpidissimo, il seeing è perfetto, non una nuvola manco a pagarla a peso d’oro e le stelle…mamma mia…sono da infarto: risplendono numerose e nitide nel cielo scuro…e tristemente penso al cielo inquinato da mille luci delle grandi città che invece ci scolorisce le stelle e ci priva di uno dei più grandi spettacoli della natura…no no no basta, almeno per questa notte non voglio più pensarci, non voglio proprio!

Il telescopio è pronto; dopo l’allineamento del cercatore al tubo principale finalmente le danze hanno inizio:
“Ma che bello, che meraviglia…Giovanna, presto, vieni a vedere, altrimenti ci scappa!”
Mi avvicino al telescopio: cosa ci sarà dentro? Ah, eccolo lì, proprio al centro del campo visivo: è M 13, che è risolto quasi completamente anche nel nucleo. Un autentico sfolgorio di stelle. Mamma mia, che roba…
“Avete visto tutti? Bene, allora adesso puntiamo un gruppetto di quattro galassiette nel Pegaso, NGC…che distano…anni luce da noi…e insieme sono luminose come…pensate, furono scoperte da…” e adesso Franco ci prende metaforicamente per mano e ci conduce a spasso nell’Universo, raccontandoci vita morte miracoli di queste galassiette, con la stessa naturalezza con cui si raccontano le favole ai bambini…accidenti ma come fa a sapere tutte queste cose? Io, al contrario, mi sento molto ignorante.
Mi sembra di essere a bordo di un’astronave, tipo quelle di Guerre Stellari o l’Enterprise…anzi no, molto meglio; la mia immaginazione galoppa e mi sembra di poter toccare con mano tutti gli oggetti che Franco man mano inquadra nel suo telescopio e che in realtà so bene essere distanti migliaia, decine di migliaia, milioni di anni luce da noi.
“Ah ma siete proprio ciechi allora…possibile che non riusciate a vedere col filtro OIII questa planetaria di ben 6 secondi d’arco di diametro che io riesco a vedere senza?!?” dice Franco a qualcuno che puntualmente protesta che no, non riesce proprio a vederla ‘sta benedetta planetaria, nonostante si sia cavato tutti gli occhi che ha. E allora lui con infinita pazienza spiega al malcapitato da quale allineamento di stelle partire per scorgere la planetaria e che bisogna osservare con la visione distolta e come è fatta questa nebulosa.
Grande è la soddisfazione di chi alla fine riesce a scorgere l’evanescente planetaria.

Ma ancora più grande è la soddisfazione di Franco per aver aiutato qualcuno meno esperto di lui a muovere i primi passi nell’astronomia osservativa.

In realtà ciò che avete visto stasera era soltanto un assaggio: aspettate che monti il Dobson da 60 cm…


Il testo originale è pubblicato sul sito The Lunar Society Italia


L’ammasso globulare M13, nella costellazione di Ercole

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