Associazione Cernuschese Astrofili

Osservatorio Astronomico Civico "Gabriele Barletta"

Stelle e Stalle lungo la Martesana (FAI 2014)

 

Domenica 11 maggio 2014 – dalle 9.00 alle 18.30

Domenica 11 maggio 2014 è stato inaugurato il 1° circuito ciclo pedonale lungo il Naviglio dal titolo “Stelle e Stalle lungo la Martesana”. Dalla stazione della metropolitana di Cernusco ha raggiunto numerose tappe tra cui l’Osservatorio Astronomico Civico “Gabriele Barletta” con un interessante Sistema solare in scala lungo la pista ciclabile.

 


Ulteriori informazioni sul sito del Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI)

Il pianeta Venere era un tempo abitabile?

La sonda Venus Express dell’ESA sta aiutando i planetologi a scoprire se un tempo sul pianeta fossero presenti oceani. Se così fosse Venere potrebbe aver iniziato la sua esistenza come un pianeta abitabile simile alla Terra, nonostante oggi sia così diverso.
Mentre la Terra è, infatti, un mondo lussureggiante, mite e brulicante di vita, Venere è un luogo infernale con temperature superficiali superiori a quelle di un forno da cucina. Nonostante ciò i due pianeti sono quasi identici nelle dimensioni e ora, grazie a Venus Express, stanno emergendo anche altre similitudini.
E’ tuttavia evidente una profonda differenza per quel che riguarda il contenuto di acqua. Se si spargesse uniformemente sulla Terra l’acqua contenuta negli oceani, si formerebbe uno strato profondo 3 Km mentre su Venere, condensando il vapore acqueo presente nella sua atmosfera, non sarebbe più profondo di 3 cm.
I dati raccolti dalla sonda, tuttavia, rivelano che la quantità d’idrogeno che sfugge all’attrazione gravitazionale del pianeta, è circa il doppio dell’ossigeno, da cui l’ipotesi che entrambi derivino dalla scissione fotochimica dell’acqua. La sua progressiva dispersione, tuttora in corso, induce a ipotizzare che, miliardi di anni fa, sul pianeta ve fossero grandi quantitativi. Nulla prova ancora, tuttavia, l’esistenza di oceani.
Eric Chassefière dell’Université Paris-Sud in Francia, suppone che proprio tale dispersione, in epoche remote in cui la superficie era allo stato fuso, contribuì all’abbassamento delle temperature che portarono alla sua solidificazione. Non esclude, tuttavia, la possibilità che, dopo la cristallizzazione della superficie, comete in collisione possano aver trasportato acqua in quantità tali da generare zone stagnanti, in cui si sia generata la vita.
Ci sono ancora molte questioni aperte e secondo Chassefière “per comprendere l’evoluzione iniziale del pianeta sono richiesti modelli più approfonditi del sistema oceano magmatico-atmosfera e della sua evoluzione”. Solo allora i dati forniti da Venus Express si riveleranno essenziali.
La sonda Venus Express dell’ESA sta aiutando i planetologi a scoprire se un tempo sul pianeta fossero presenti oceani. Se così fosse Venere potrebbe aver iniziato la sua esistenza come un pianeta abitabile simile alla Terra, nonostante oggi sia così diverso. Mentre la Terra è, infatti, un mondo lussureggiante, mite e brulicante di vita, Venere è un luogo infernale con temperature superficiali superiori a quelle di un forno da cucina. Nonostante ciò i due pianeti sono quasi identici nelle dimensioni e ora, grazie a Venus Express, stanno emergendo anche altre similitudini. E’ tuttavia evidente una profonda differenza per quel che riguarda il contenuto di acqua. Se si spargesse uniformemente sulla Terra l’acqua contenuta negli oceani, si formerebbe uno strato profondo 3 Km mentre su Venere, condensando il vapore acqueo presente nella sua atmosfera, non sarebbe più profondo di 3 cm. I dati raccolti dalla sonda, tuttavia, rivelano che la quantità d’idrogeno che sfugge all’attrazione gravitazionale del pianeta, è circa il doppio dell’ossigeno, da cui l’ipotesi che entrambi derivino dalla scissione fotochimica dell’acqua. La sua progressiva dispersione, tuttora in corso, induce a ipotizzare che, miliardi di anni fa, sul pianeta ve fossero grandi quantitativi. Nulla prova ancora, tuttavia, l’esistenza di oceani.Eric Chassefière dell’Université Paris-Sud in Francia, suppone che proprio tale dispersione, in epoche remote in cui la superficie era allo stato fuso, contribuì all’abbassamento delle temperature che portarono alla sua solidificazione. Non esclude, tuttavia, la possibilità che, dopo la cristallizzazione della superficie, comete in collisione possano aver trasportato acqua in quantità tali da generare zone stagnanti, in cui si sia generata la vita. Ci sono ancora molte questioni aperte e secondo Chassefière “per comprendere l’evoluzione iniziale del pianeta sono richiesti modelli più approfonditi del sistema oceano magmatico-atmosfera e della sua evoluzione”. Solo allora i dati forniti da Venus Express si riveleranno essenziali. Fonte: ESA Traduzione: Maria Gabriela De Paola

Rover da record su Marte

Tracce lasciate da Opportunity, il Mars Exploration Rover della Nasa, nel corso della traversata da una posizione energeticamente favorevole, sull'estremità nord di un'increspatura di sabbia, a un'altra. L’immagine è stata catturata dalla sua telecamera di navigazione. (Image credit: NASA/JPL-Caltech.)
Il 20 Maggio scorso Opportunity, il Mars Rover della Nasa, ha battuto il record di operatività sul suolo marziano di 6 anni e 116 giorni, stabilito dal Lander Viking nel 1982. A concorrere per tale primato resta ancora Spirit, il suo rover gemello, che ha iniziato la sua attività tre settimane prima, ma con il quale si sono interrotte le comunicazioni dal 22 Marzo scorso. Il problema sembra dovuto a uno scarso irraggiamento solare durante l’autunno nell’emisfero meridionale di Marte, a cui si sono aggiunti problemi di mobilità che hanno impedito di posizionarlo con la giusta inclinazione verso nord, come già sperimentato durante i primi tre inverni. L’efficienza dei due rovers si è rivelata veramente notevole se si pensa che erano stati progettati per una missione di soli 90 giorni. A meno d’interferenze di polveri, poco probabili nei prossimi mesi, i pannelli solari su entrambi i rovers dovrebbero gradualmente generare più elettricità. Ciò dovrebbe consentire a Spirit di ricaricare le batterie e ripristinare i contatti, proseguendo così nello svolgimento dei suoi compiti scientifici. La prossima destinazione di Opportunity è ora il cratere Endeavour, distante approssimativamente otto miglia, di cui le telecamere possono già osservare una porzione del bordo all’orizzonte, attraverso le increspature della sabbia portata dal vento. Dopo aver esaminato per due anni il cratere Victoria, di dimensioni minori, Endeavour è stato scelto per le prossime indagini verso la metà del 2008, dopo che le osservazioni orbitali avevano rilevato minerali argillosi su di esso. L’obiettivo è ora quello di esaminarli direttamente sulla superficie. “Questi minerali si formano in condizioni umide e più prossime alla neutralità rispetto all’ambiente acido in cui si formano i solfati finora rinvenuti da Opportunity. Ciò porta a pensare che un tempo le condizioni ambientali fossero più favorevoli alla vita, ” dice Squyres. Le scoperte scientifiche dei due rovers hanno già contribuito alla ricerca di prove evidenti della presenza, in passato, di acqua allo stato liquido, di un’attività vulcanica di tipo esplosivo e di primavere più calde. Un altro record di attività potrebbe essere stabilito entro l’anno da parte di un veicolo spaziale in orbita attorno Marte. Si tratta del Mars Odyssey della NASA, in orbita dal 2001, che potrebbe superare il Mars Global Surveyor, attivo per più di nove anni, dopo il suo arrivo nel 1997. Fonte: NASA Traduzione: Maria Gabriela De Paola